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Quali sono i vantaggi della didattica a distanza?

Stai per iscriverti a Unicusano e ti piacerebbe sapere quali sono i vantaggi della didattica a distanza? Il primo indubbio fattore a favore è la questione tempo. La didattica a distanza consente di risparmiare ore preziose. Non c’è bisogno, infatti, di raggiungere fisicamente aule e atenei. Si riduce così lo stress derivante dal mettersi in auto o dal salire su un autobus per arrivare a destinazione. Se sei uno studente-lavoratore, questo aspetto non è affatto secondario. Ridurre i tempi ti consente, infatti, di lavorare e studiare nello stesso tempo senza dover fare troppe rinunce.

Vantaggi della didattica a distanza: abbattimento delle barriere economiche

La didattica a distanza è senza dubbio uno strumento di insegnamento più democratico, soprattutto nel caso dell’istruzione universitaria. Se ti fermi un attimo a riflettere, infatti, il risparmio garantito dall’e-learning non riguarda solo il tempo ma anche il denaro.

La formula della DAD ti consente, per esempio, di evitare il pagamento dell’abbonamento ai mezzi pubblici oppure quello del carburante e del parcheggio per l’auto. Non sei tenuto neppure a pagare l’affitto di una stanza/appartamento nei pressi dell’università e riduci il numero di pranzi e spuntini fuori casa. Se sei nella condizione di dover rinunciare agli studi per mancanza di fondi, puoi rivalutare la tua posizione proprio grazie all’eliminazione delle spese accessorie elencate qui sopra.

Varietà di offerta didattica

Non tutte le materie sono fruibili in DAD. Facoltà come medicina, per esempio, necessitano della formazione in presenza. In realtà, però, sono possibili anche formule ibride. Unicusano, per esempio, ha istituito la facoltà di scienze motorie con una modalità che prevede sia le lezione a distanza che quelle in presenza. Queste ultime riguardano soprattutto le attività motorie.

Altre facoltà come scienze della formazione, invece, sono prevalentemente a distanza tramite video lezioni registrate dai docenti. Sei curioso di capire quali facoltà sono fruibili a distanza? Qui di seguito un elenco delle proposte formative di Unicusano:

  • triennale e magistrale in economia
  • giurisprudenza a ciclo unico
  • triennale  e magistrale in psicologia
  • triennali e magistrali dell’area ingegneristica (ingegneria civile, elettronica, meccanica, agroindustriale, biomedica e gestionale)
  • triennale e magistrale in scienze politiche
  • triennale e magistrale in scienze della formazione
  • triennale e magistrale in sociologia e scienze della comunicazione
  • triennale e magistrale in lettere
  • triennale e magistrale in scienze motorie

Vantaggi della didattica a distanza: le video lezioni e la gestione del tempo

Lo strumento della lezione registrata rappresenta un altro dei vantaggi della didattica a distanza, in quanto è fruibile in qualsiasi momento. L’apprendimento cioè non è circoscritto a un momento e a un giorno preciso. Non devi più programmare la tua giornata in funzione della lezione X che si terrà dalle 09:00 alle 10:00. Questo significa che decidi in autonomia il momento in cui ti senti più pronto per assimilare un concetto di ingegneria o un’informazione di economia aziendale.

Sarai, di conseguenza, più predisposto ad ascoltare e capire perché il momento dello studio sarà il frutto di una tua scelta personale. 

La lezione dei docenti come strumento di studio

La video lezione diventa uno strumento di studio al pari dei libri inseriti nel programma d’esame. Se vai in ateneo e assisti a una lezione insieme ai tuoi colleghi, hai diversi elementi di distrazione che riducono inevitabilmente la tua concentrazione.

Sicuramente, prendi appunti e interagisci con insegnante e colleghi, ma dubbi e incertezze li porti di solito a casa. Certo, farai delle domande al tuo insegnante. Nel caso in cui, però, qualcosa ti suona davvero poco comprensibile, quante domande potrai mai porre al professore? La video lezione, invece, ti consente di stoppare e riascoltare i passaggi più complessi fino a quando i concetti non ti sono chiari.

Probabilmente, ti mancherà il contatto sociale con gli altri colleghi e avrai bisogno all’inizio di un periodo di rodaggio. La scuola, infatti, ti ha abituato alla lezione tradizionale in presenza e l’assenza di socialità potrebbe crearti qualche problema. A livello di apprendimento, però, i benefici sono tali che ti abituerai presto.

Risultati dell’apprendimento a distanza 

I vantaggi della didattica a distanza appena elencati sono testimoniati anche dai risultati raggiunti dagli studenti. L’azienda IBM, per esempio, si occupa da anni di formazione a distanza per i propri dipendenti. L’esperienza didattica cumulata ha consentito a IBM di verificare come i lavoratori-studenti dei corsi e-learning hanno appreso un numero di nozioni di 5 volte superiore rispetto a quello degli lavoratori-studenti impegnati in corsi frontali in presenza.

Parte del merito di questi risultati ottenuti con la DAD va senza dubbio all’ambiente. Se segui dei corsi a distanza, infatti, puoi organizzare i tuoi spazi in modo che siano i più silenziosi e tranquilli possibili. Scegli cioè la stanza più appartata della casa e ascolti la lezione in una condizione che favorisce la concentrazione. Creare il tuo ambiente di studio ideale, infatti, ti aiuta a ottenere risultati maggiori in termini di attenzione e di rendimento.

Allora, cosa ne pensi: proverai a iscriverti a un percorso universitario con formazione a distanza?

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Le 7 “regole” per scrivere un saggio perfetto

Vuoi capire come scrivere un saggio? Per chiarire bene come procedere dobbiamo partire dalla definizione di questo particolare componimento. Il saggio è un testo di lunghezza limitata, in cui dovrai analizzare un fenomeno, un avvenimento, un autore o un testo e fornire una tua interpretazione personale. Gli argomenti possono essere vari, dalla letteratura all’economia, dalla filosofia al costume fino alla storia.

A partire dal 1999, per esempio, gli studenti alle prese con l’esame di maturità hanno proprio il saggio come opzione per le tracce d’italiano della prima prova scritta. Nel caso dei maturandi si tratta di un saggio breve di massimo cinque colonne di un foglio protocollo.

In realtà, le modalità per la scrittura di un saggio sono le stesse indipendentemente dalla lunghezza. Continua la lettura e scopri insieme a noi dell’Università Unicusano di Crotone come affrontare la prova del saggio.

1- Scrivere un saggio: come iniziare

I saggi vanno elaborati con una struttura che prevede:

  • introduzione
  • tesi
  • prove a sostegno della tesi
  • antitesi
  • confutazione
  • conclusione

L’introduzione può risultare la parte più difficile. Ti sei documentato, consultando tutto il materiale disponibile, hai estrapolato i dati e gli argomenti più interessanti e hai impostato la tua tesi. A questo punto ti trovi davanti al foglio bianco e potresti essere in difficoltà perché sai che l’introduzione va scritta in maniera impeccabile, in modo da catturare l’attenzione del lettore e predisporlo bene nei confronti del resto del saggio. Il nostro consiglio è di iniziare con una frase che susciti subito curiosità. Potresti, per esempio, snocciolare qualche dato, sempre senza esagerare. Ricordati che hai una lunghezza da rispettare e, tra l’altro, iniziare con un elenco infinito di dati risulta poco accattivante.

Poniamo che tu debba scrivere un saggio sulla dispersione scolastica. Potresti scrivere un’introduzione di questo tipo:

In Italia la situazione della dispersione scolastica è diventata allarmante. Secondo i dati diffusi dalla Commissione Europea nel 2021, un ragazzo su 7 non arriva al diploma e il 15% degli allievi esce dal sistema scolastico in anticipo.

Come vedi, i numeri piuttosto seri catturano all’istante l’attenzione del lettore. Non solo, ti aiutano anche a contestualizzare l’argomento.

2- Chiarisci subito lo scopo del saggio

Per scrivere un saggio che ottenga un buono voto è buona norma chiarire subito di cosa tratterà il testo.

Tornando al nostro esempio sulla dispersione scolastica, la maniera più diretta e semplice per introdurre il tema e l’obiettivo del saggio è la seguente:

Lo scopo di questo saggio è analizzare le cause della dispersione e raccomandare una serie di iniziative educative per arginare il fenomeno.

Se il saggio ha una struttura predefinita e distinta in sezioni, potresti completare l’introduzione dell’argomento chiarendo come si svilupperà il testo. Cosa significa? Dopo aver scritto la frase qui sopra, continui in questo modo:

L’analisi si sofferma, in particolare, sulle differenze esistenti tra i tassi di dispersione maschili e femminili, sull’indice di rischio di abbandono superiore nel Sud Italia e sulle motivazioni ambientali e familiari alla base delle scelte degli alunni.

Nel caso di saggi di ricerca o argomentativi, questa modalità di procedere è molto utile. Il lettore, infatti, è subito calato all’interno dell’argomento trattato.

3- Scegli il tono di voce con cui scrivere

Buttare giù il materiale senza scegliere il tono di voce è un errore. Per scrivere un saggio devi adattare il tono di voce all’argomento. La dispersione scolastica, per esempio, è un tema serio che necessita di un tono chiaro e diretto. Non puoi adottare cioè uno stile colloquiale. Al contrario se sei iscritto alla facoltà di scienze motorie e devi scrivere un saggio sul legame emotivo/cameratismo esistente tra i componenti di una squadra, adotti un tono meno formale.

4- Fai attenzione alla scrittura e revisiona sempre

In caso di saggi scientifici, argomentativi e tecnici, adotta uno stile impersonale e distaccato. La tua parole d’ordine è la chiarezza. Questo significa che sarebbe meglio scrivere fasi brevi con parole semplici. Evita le subordinate e prediligi frasi di 20/25 parole. Questa lunghezza dei periodi migliora la leggibilità e ti aiuta a esprimere i concetti in modo che il lettore li possa comprendere alla prima lettura. Se il tuo lettore è costretto a rileggere più volte una frase, il saggio risulterà più ostico e meno interessante. 

Una volta scritto il saggio, rileggi sempre con attenzione. Se qualche passaggio risulta complicato, scrivilo di nuovo. La fase di revisione è molto importante, sia con i saggi scientifici sia con quelli creativi. Ovviamente, i testi creativi lasciano più spazio alla tua inventiva e sono meno rigidi anche dal punto di vista stilistico. Per capire se la revisione ha migliorato il testo, rivolgiti a un amico o a un compagno di corso per un parere da lettore. 

5- Introduci delle prove a sostegno della tua tesi

Per scrivere un saggio devi avere bene in mente la tua tesi. Stai scrivendo un testo il cui scopo è dimostrare al lettore la fondatezza della tua opinione. La tesi, dunque, va espressa con convinzione. Per confutarla usa i materiali di studio e appoggiati ad altri autori che hanno trattato lo stesso argomento. Cosa significa? Introduci citazioni a sostegno del tuo pensiero.

Tornando sempre al saggio sulla dispersione scolastica. Poniamo che la tua tesi sia la lontananza del sistema scolastico dalla realtà degli allievi. Sostieni cioè una tesi di questo tipo: 

La scuola resta in cattedra, lontana dalla strada e dai problemi dei ragazzi. Di conseguenza, gli allievi la percepiscono come inutile e finiscono con l’abbandonare anzitempo.

Per dare maggiore peso alla tua tesi cita altri autori, autorevoli in campo pedagogico, che sono giunti alla tua stessa conclusione.

Hai due opzioni: la citazione diretta di passaggi specifici oppure la citazione indiretta. In questo secondo caso cioè riassumi la teoria dell’autore X espressa in un determinato testo.

6- Scrivere un saggio: proponi un’antitesi

Quando scrivi un saggio devi essere onesto. Per rendere più interessante il tuo elaborato e dimostrare di esserti documentato, cita opinioni contrarie alla tua. Proporre un’antitesi serve a dare maggiore spessore alla tua tesi.

Introdurre delle opinioni contrarie, infatti, rivela che hai preso in considerazione anche altre conclusioni, ci hai riflettuto e hai riconosciuto una minore aderenza dell’opinione X al problema sollevato. Tutto questo processo ti è servito cioè per giungere alla tua conclusione, che apparirà più ponderata e significativa.

Se sei convinto delle tue idee, non devi avere paura di introdurre opinioni contrarie. Nel caso in cui non riuscissi a farlo, rivedi il tuo lavoro. Probabilmente, citare opinioni contrarie non ti è servito a confutare la tua tesi. Hai ottenuto esattamente l’effetto contrario: hai smontato la tua opinione. In questo secondo caso, ti consigliamo di rivedere l’intero saggio. Meglio riscrivere il testo, perdendo un po’ più di tempo, e non consegnare un lavoro che non ti convince.

7- Come scrivere le conclusioni del tuo saggio

La conclusione è la parte finale del saggio con cui congedi il lettore. Cosa si scrive in una conclusione? Si tirano le somme. Si tratta, infatti, di un breve paragrafo di 5/7 frasi in cui riprendi la tua tesi, senza utilizzare le stesse parole del resto del saggio.

Ma come scriverla? Qui sotto qualche consiglio:

  • usa una frase di transizione per avvertire il lettore che è giunto al termine della lettura
  • evita frasi abusate come “in conclusione”, “per concludere”, “riassumendo”
  • riassumi brevemente i punti principali
  • non limitarti a riaffermare la tua tesi e concludi con un invito all’azione, un richiamo emotivo o un pensiero molto personale

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Conviene la magistrale in psicologia? Le ragioni del sì

Se ti stai chiedendo conviene la magistrale in psicologia, avrai sicuramente terminato o starai per terminare la triennale. L’indecisione sul futuro è normale. Quando la scelta è così importante è meglio fare una lista di pro e contro. In questo caso specifico, per esempio, uno degli aspetti da tenere in considerazione è quello lavorativo. La difficoltà degli esami della laurea specialistica, infatti, è un elemento importante ma secondario, visto che comunque hai già una preparazione in materia. Ti proponiamo una piccola guida per aiutarti a fare chiarezza e a decidere quale percorso intraprendere.

Conviene la magistrale in psicologia? Sì, se vuoi fare lo psicologo

Al termine del corso di triennale in psicologia L-24 non potrai ottenere il titolo di psicologo. Avrai cioè la qualifica di tecnico in scienze psicologiche, denominazione introdotta nel nostro ordinamento con l’articolo 3 della legge numero 170 del 2003. 

Cosa significa? In passato esisteva la figura dello psicologo junor che, oggi, è stata sostituita dal dottore in tecniche psicologiche. In poche parole, si tratta di un professionista abilitato a svolgere solo determinate attività, con la supervisione di uno psicologo senior. Tra i compiti previsti sono inclusi:

  • partecipazione alla programmazione e alla verifica degli interventi psicologici e psico-sociali
  • realizzazione di interventi psico-educativi tramite colloqui, interviste e osservazioni
  • somministrazione di test psicologici e di altri strumenti di analisi, ma solo a scopo di valutazione della personalità, dei comportamenti e dei processi cognitivi (non è prevista cioè la somministrazione di test diagnostici)
  • raccolta ed elaborazione statistica di dati per le ricerche

Come puoi capire dall’elenco qui sopra, si tratta di un ruolo diverso da quello dello psicologo, per il quale è necessario il conseguimento della laurea magistrale. Tra l’altro, per diventare dottore in scienze e tecniche psicologiche dovrai comunque completare un tirocinio di sei mesi e sostenere l’esame di stato per l’iscrizione all’albo professionale di categoria alla sezione B. 

Qualche info su come diventare psicologo

Se vuoi fare lo psicologo, non puoi avere dubbi: conviene la magistrale in psicologia. Dopo aver completato i due anni e conseguito la laurea, il tuo percorso non è concluso perché dovrai:

  • svolgere un tirocinio professionalizzante della durata di 12 mesi
  • sostenere l’esame di Stato
  • iscriverti all’albo professionale alla sezione A

Sei hai concluso l’università in corso e sei riuscito a svolgere subito il tirocinio, potrai sostenere il tuo esame di stato a circa 26 anni.

L’esame di Stato prevede due prove scritte, una prova applicativa e un colloquio orale. La prova applicativa, in particolare, consiste nella discussione scritta di una traccia proposta dalla commissione e riguardante un caso. Ti verrà chiesto cioè di:

  • stabilire il percorso per inquadrare il caso
  • elaborare un’ipotesi diagnostica
  • indicare a grandi linee le priorità di intervento per contrastare/ridurre le criticità del caso

Per capire meglio in cosa consiste la prova applicativa, leggi la traccia qui sotto proposta in una delle prove passate:

Luigi ha 12 anni e frequenta la seconda media. Pur non avendo alcun disturbo dell’apprendimento, ha un rendimento scolastico scarso. A scuola chiacchiera continuamente con i compagni, interrompe spesso l’insegnante e quando vuole uscire dalla classe e l’insegnante non glielo permette, agisce d’impulso ed esce ugualmente. Luigi riferisce che i compiti e le materie scolastiche non lo interessano e che si annoia spesso…

In caso di esito positivo dell’esame di stato, potrai iscriverti all’albo professionale degli psicologi alla sezione A e iniziare la tua carriera, aprendo uno studio tutto tuo o lavorando come dipendente di scuole, associazioni, aziende e così via.

Perché scegliere la magistrale in psicologia? Per fare lo psicoterapeuta

Ti piacerebbe fare lo psicoterapeuta? Allora nel tuo caso non hai scelta: conviene la magistrale in psicologia.

Il percorso per diventare psicoterapeuta, infatti, è abbastanza complesso e prevede le seguenti tappe:

  • conseguimento della laurea magistrale in psicologia
  • tirocinio di 12 mesi
  • esame di stato con iscrizione alla sezione A dell’albo professionale
  • iscrizione a una scuola quadriennale di specializzazione
  • tirocinio pratico di psicoterapia in apposite strutture convenzionate

Tassi occupazionali della laurea magistrale

I dati occupazionali della magistrale in psicologia sono molto confortanti. Secondo la ricerca pubblicata da AlmaLaurea nel 2018, l’82,5% dei laureati ha trovato un’occupazione stabile a cinque anni di distanza dal conseguimento del titolo.

Il 32,1% ha un contratto a tempo indeterminato, mentre il 35,2% è impegnato in attività da libero professionista. Dal punto di vista professionale, inoltre, la situazione è indubbiamente positiva, perché il 42,4% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare molte delle competenze acquisite durante il percorso universitario.

Un’altra ricerca condotta nel 2011 sui titoli sia triennali che magistrali, invece, mostra la differenza esistente tra i tassi occupazionali garantiti dai due livelli di laurea. Secondo l’indagine, infatti, a quattro anni dalla fine del percorso universitario lavora il 54,4% dei laureati triennali e  il 77,1% di quelli magistrali.

Come puoi vedere, nel tempo la percentuale di occupati è persino migliorata. Dal 2011 al 2018, infatti, c’è stato un innalzamento dei livelli occupazionali per i laureati magistrali pari a un buon +5%. 

In realtà, la ricerca condotta nel 2011 è interessante anche per l’aspetto delle tempistiche, vale a dire per il numero di mesi che intercorrono tra il conseguimento del titolo e l’inserimento nel mondo del lavoro. I laureati triennali in psicologia hanno dichiarato di aver atteso 38 mesi prima di trovare l’occupazione svolta al momento dell’intervista. I laureati magistrali, invece, hanno riferito di tempi di ricerca pari a una media di circa 28 mesi.

Tirando le somme, conviene la magistrale in psicologia anche dati alla mano. Il titolo specialistico, infatti, garantisce maggiori opportunità occupazionali e una riduzione dei tempi per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Laurea magistrale in psicologia: le opzioni di scelta

Sei ancora indeciso? A questo punto ti conviene dare un’occhiata alle materie della magistrale per riuscire a fare la tua scelta. 

Leggi su Unicusano psicologia il piano di studio e prova a capire quale specialistica ti piacerebbe seguire. La magistrale, infatti, ti offre la possibilità di intraprendere un percorso ancora più specifico e di assecondare meglio le tue inclinazioni personali e i tuoi desideri professionali. Potresti, per esempio, valutare i seguenti indirizzi:

  • Psicologia del lavoro e delle Organizzazioni (LM-51)
  • Psicologia dello sviluppo tipico e atipico (LM-51)

Laurea magistrale in psicologia del lavoro e delle organizzazioni

Questo particolare indirizzo di studi ti fornisce la preparazione necessaria a svolgere la professione di psicologo del lavoro. Potrai così trovare impiego nel reparto risorse umane di aziende pubbliche e private, in società di orientamento al lavoro, in aziende di coaching e in studi specializzati nella consulenza per il lavoro.

Il piano di studi prevede esame specifici come:

  • organizzazione aziendale
  • psicologia dei gruppi
  • sociologia dei processi economici e del lavoro
  • psicologia delle organizzazioni

Laurea magistrale in psicologia dello sviluppo tipico e atipico

Questa laurea biennale è incentrata sulle neuroscienze cognitive e sulla neuropsicologia dello sviluppo e ti permette di lavorare con bambini e adolescenti.

Il piano di studi include esami come:

  • psicologia dei processi cognitivi ed emozionali
  • psicodinamica delle relazioni familiari e sostegno alla genitorialità
  • psicologia dei disturbi del neurosviluppo: valutazione e modelli di intervento evidence based
  • psicologia dell’emergenza: sostegno al bambino, alla famiglia e alla scuola
  • psicologia della salute nei contesti pediatrico e scolastico: tecniche di assessment e intervento

Come puoi vedere dal confronto tra i due piani di studi, si tratta di indirizzi molto diversi che ti preparano a due professioni dotate di competenze e obiettivi differenti.

Cosa ne pensi: ti sei convinto del fatto che conviene la laurea magistrale in psicologia?

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Studiare tutto il giorno prima dell’esame è una buona idea?

Stai mettendo a punto la tua strategia e ti chiedi se studiare tutto il giorno prima dell’esame sia o meno controproducente? In linea di massima sottoporsi a maratone di 24 ore prima di un appello non è una buona idea. Arrivi davanti al professore stanco e assonato e sei meno reattivo.

È importante, invece, presentarsi in ateneo freschi e risposati. Non dovrai solo mettere in campo le tue capacità mnemoniche, ma anche investire ragionamento e logica per rispondere a quelle domande che non si basano solo sui tuoi ricordi. Scopri perché e come evitare di studiare tutto il giorno prima dell’esame e assicurarsi un buon percorso di studio e la laurea in corso e con voti alti.

Studiare tutto il giorno prima dell’esame: perché non farlo

Se hai studiato con costanza, hai preso dei buoni appunti e hai terminato il tuo programma, non è necessario studiare tutto il giorno prima dell’esame. La cosa migliore da fare è evitare di stancare ulteriormente la mente. Sarebbe bene cioè prendersi una pausa e non pensare alla prova da sostenere, in modo da non causare l’aumento esponenziale della tensione.

Il motivo principale cioè per cui è meglio non sottoporsi alla classica maratona pre esame è arrivare tranquilli alla prova.

Studiare fino a notte inoltrata, in realtà, è controproducente anche per la memoria. La scienza, infatti, ha dimostrato che memoria, creatività e attenzione calano all’istante quando una persona si priva delle 7/8 ore regolari di sonno. Questo significa che dovresti metterti a letto presto e concederti una bella dormita. In questo modo sarai al massimo delle tue capacità. Se ti senti troppo teso e temi di non riuscire ad addormentarti, concediti una cena a base di alimenti che favoriscono la sonnolenza: 

  • pasta, riso, pane e orzo
  • formaggi freschi e yogurt
  • lattuga e radicchio
  • uova bollite

Pasta, pane riso e orzo, in particolare, contengono il triptofano, un aminoacido che favorisce il rilassamento e il sonno profondo.

Quando bisogna chiudere i libri

Come ricordare meglio il programma d’esame? Smettendo di studiare 48 ore prima della data della prova.

Il cervello umano, infatti, ha bisogno di un paio di giorni per rielaborare le informazioni immagazzinate. Non solo, nelle 48 ore di stop i tuoi neuroni sceglieranno anche le nozioni da conservare nella memoria a lungo termine.

Hai paura che se eviti di studiare tutto il giorno prima dell’esame, sarai soggetto a un black-out e non ricorderai nulla? Questa sensazione è abbastanza comune ed è anche falsa. Se hai studiato bene, le 48 ore di stop non possono provocare l’immediata cancellazione di quanto hai appreso.

In queste situazioni la prima cosa da fare è non lasciarti prendere dal panico, perché le emozioni forti vanno a compromettere la memoria. La dormita rigenerante del paragrafo sopra ti aiuterà a ricordare. A dimostrarlo è un esperimento condotto da alcuni ricercatori su tre gruppi di volontari, impegnati a risolvere lo stesso esercizio di matematica. Ebbene, il gruppo con i risultati migliori è stato quello che si è concesso una notte di sonno prima della prova.

Ripassa mezza giornata

Non ti senti tranquillo e preferiresti comunque non accantonare del tutto i tuoi testi d’esame? Allora, potresti dedicare metà giornata a studiare o meglio a ripassare e investire il resto del tempo in un’attività rilassante per la mente.

Nel giorno antecedente all’esame, non puoi recuperare la parte di programma tralasciata. La cosa più intelligente da fare è studiare strategicamente. Cosa significa? Ripassare velocemente gli argomenti in cui ti senti ferrato e concedere un po’ più di tempo alle nozioni più zoppicanti. Se sei in contatto con altri studenti, organizza qualche ora di ripasso in compagnia. In questo modo ti confronti e ti fai aiutare a colmare eventuali lacune.
Ovviamente, un buon metodo di studio prevede sessioni costanti di ripasso durante lo studio. Apprendi nuove nozioni e ripassi: questa dovrebbe essere la base della tua strategia. L’ultimo giorno velocizzi il ripasso facendo un check degli argomenti più richiesti in quello specifico esame. Per adottare questo metodo, devi aver compilato una bella lista con tutte le nozioni cardine. Dopodiché fai un controllo rapido nelle ultime 24 ore.

Se non hai creato il tuo elenco di argomenti più richiesti, prendi carta e penna e scrivilo il giorno prima dell’esame usandolo come tecnica di ripasso, semplice e veloce.

A quale attività dedicarsi il giorno prima dell’esame

A questo punto ti starai chiedendo: cosa devo fare visto che studiare tutto il giorno prima dell’esame non è una buona idea? La risposta è stancare il corpo perché la mente è già provata. Questo significa che l’attività migliore è quella fisica. Corri, nuota, fai trekking o ginnastica. Lo sport allenta la tensione, favorisce la distrazione dall’esame e coadiuva il buon funzionamento del cervello. 

Se non ti piace fare sport, potresti prenotare una bella lezione di yoga. L’effetto stanchezza sul fisico non sarà lo stesso di una nuotata, ma sarai sicuramente più rilassato e concentrato.

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In quanto tempo si prepara scienza delle costruzioni?

Ti stai chiedendo in quanto tempo si prepara scienza delle costruzioni? Purtroppo, questo esame è diventato negli anni la bestia nera della facoltà di ingegneria. È cioè uno di quegli esami considerati difficili da tutti gli studenti che, il più delle volte, preferiscono rimandarlo alle sessioni successive.

Si tratta, però, di una delle materie fondamentali che è presente nei piani di studio di tutte le varie branche dell’ingegneria, da quella civile a quella meccanica. Vediamo insieme di quanto tempo avresti bisogno per studiare come si deve scienza delle costruzioni.

Studiare scienza delle costruzioni: di quanto tempo ho bisogno?

Ogni studente ha il suo metodo di studio e i suoi tempi di apprendimento. Questo significa che non c’è un tempo standard valido per tutti in cui si può preparare l’esame di scienza delle costruzioni.

Possiamo, però, darti una media in base all’esperienza degli ex studenti. Come sai, questo esame prevede una parte orale e una scritta con una serie di esercizi. Per studiare entrambe dovresti investire almeno 3 mesi di tempo. Essendo un esame complesso, ci sono anche studenti che hanno impiegato il doppio dei mesi e studenti che si sono trovati a ripeterlo diverse volte.

Per rimanere nello standard dei 3 mesi è importante non approcciare lo studio pensando alla difficoltà della materia. Frasi come “è troppo difficile”, “non ce la farò mai”, “quel professore boccia tutti”, sono assolutamente controproducenti e demotivanti.

Ti proponiamo una serie di consigli che ti aiuteranno ad affrontare questo esame con lo spirito giusto e a superarlo in modo da laurearti in tempo.

Come bisogna studiare scienza delle costruzioni 

Spesso, gli studenti sostengono che la difficoltà di questo esame sia dovuta alle differenze tra la parte teorica e quella pratica. Molti si lamentano anche dei corsi. Secondo alcuni ex studenti, gli atenei dovrebbero dedicare cioè qualche ora di lezione in più a questa materia.

Le opinioni su Unicusano, per esempio, differiscono da quelle riguardanti gli altri atenei perché gli studenti hanno la possibilità di ascoltare e riascoltare le lezioni e di sciogliere i nodi più complessi. Scienza delle costruzioni, infatti, ha bisogno di un approccio che deve essere sia mnemonico che ragionato.

È fondamentale, infatti, allenarsi e fare quanti più esercizi possibile, ma non bisogna arrivare al risultato in maniera meccanica.

Il primo consiglio, quindi, della nostra guida “In quanto tempo si prepara scienze delle costruzioni?” è di studiare contemporaneamente la parte teorica e quella pratica. Molti studenti, infatti, tendono a distinguerle e ad affrontarle separatamente. Questo metodo non è dei più funzionali e non aiuta a risparmiare tempo.

Quali argomenti non tralasciare

Per ridurre le tempistiche ci sono degli argomenti su cui devi concentrarti di più rispetto ad altri, tra cui teoria della trave elastica, analisi della deformazione, taglio retto, flessione deviata, criteri di resistenza e principio dei lavori virtuali.

Ci sono, infatti, delle domande che vengono poste più spesso rispetto ad altre. Qui sotto, ti proponiamo un piccolo elenco:

  • Quali sono le proprietà del centro di taglio?
  • Cosa sostiene il principio di non compenetrabilità della materia?
  • Tre aste che formano un triangolo cosa costituiscono?
  • Come si definiscono gli scorrimenti angolari?
  • Che andamento ha il grafico della legge di Hooke?
  • Cosa significa corpo isotropo?
  • Con cosa coincide il raggio nel cerchio di Mohr?
  • Qual è la corretta definizione di scorrimento relativo o unitario?
  • Come si effettua la verifica allo stato limite per le tensioni normali?
  • Come viene definito lo spostamento generalizzato di un corpo rigido?

Se organizzi la tua strategia di studio senza tralasciare nessuno di questi argomenti e concentrandoti sulle risposte alle domande più frequenti, riuscirai a rispettare i tempi medi di preparazione di questo esame.

Come esercitarsi per passare scienza della costruzione

La nostra guida “In quanto tempo si prepara scienze delle costruzioni?” non può non tenere conto anche della parte pratica dell’esame.

Vuoi preparare la materia in 2/3 mesi? Allora, il consiglio è di allenarti con costanza iniziando dagli esercizi più semplici e passando via via a quelli più complessi. Devi cioè studiare affrontando problemi di difficoltà crescente, così da rendere la preparazione più interessante e stimolante. 

Inizia dalle strutture/costruzioni di base e apprendi i rudimenti. In questo modo riuscirai a fare subito tuo il metodo di ragionamento che ti aiuterà a non svolgere gli esercizi in maniera meccanica. Sarebbe bene anche procurarti le vecchie prove d’esame, a cui dedicherai gli ultimi giorni prima della data dello scritto. Se adotti questa strategia, l’esercitazione diventa davvero finalizzata al superamento della prova. Un ottimo metodo consiste, ad esempio, nel simulare l’esame. Non basta cioè esercitarti sulle vecchie prove, ma dovresti farlo nei minuti esatti che ti verranno concessi dal docente. Non è importante solo saper fare gli esercizi, ma anche risolverli entro i tempi necessari a farti superare la prova.

Alterna poi sempre le esercitazioni con lo studio/ripasso della teoria e sarai preparato ad affrontare al meglio sia la parte orale che quella scritta dell’esame.

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Laurearsi in tempo e con voti alti: ecco come è possibile

Laurearsi in tempo e con voti alti non è un’impresa impossibile. Il presupposto indispensabile per raggiungere il traguardo è scegliere qualcosa che ti piace. Se hai una passione per le materie umanistiche, devi seguire la tua inclinazione. Potrebbe essere un errore, infatti, optare per ingegneria o economia perché le ritieni più spendibili nel mondo del lavoro. Avrai già notato che lo studio diventa più faticoso quando nutri scarso interesse per la materia.

Allora, ecco i nostri consigli per raggiungere l’obiettivo della laurea in tempo.

Analizza il piano di studi

Per laurearsi in tempo e con voti alti devi informarti in anticipo sul piano di studi. Spesso, la tua idea di una determinata facoltà X non corrisponde a realtà. Prima di compiere il passo dell’iscrizione è bene analizzare il piano di studi per quello specifico corso. Oggi, esistono tanti curriculum per ciascuna facoltà e ognuno presenta degli esami specifici.

La lettura del piano di studi ha una duplice utilità:

  • favorisce la scelta della facoltà corretta
  • consente di stabilire una strategia di studio

Come sai, ogni facoltà prevede esami più complessi ed esami più semplici. Una buona strategia per una corretta gestione del tempo consiste nel bilanciarli così da studiare con maggiore profitto.

Poniamo che ti sia iscritto a giurisprudenza. Le bestie nere di questa facoltà sono diritto privato, diritto commerciale e diritto penale. Sarebbe, dunque, bene dedicare a questi esami tutta la concentrazione necessaria. Questo significa che devi pianificare molto bene il tempo della preparazione. Per decidere come suddividere gli esami, però, non dovresti valutare solo la difficoltà ma anche i crediti. Abbina cioè nella stessa sessione esami con un numero di crediti differente. In questo modo riuscirai a stare al passo con il piano di studi.

Laurea in tempo: tieni sotto controllo la media

Molti commettono l’errore di controllare la media solo l’ultimo anno prima della tesi. In realtà, è un errore perché potresti trovarti con una brutta sorpresa. Sarebbe meglio tenere sotto controllo la media passo passo. In questo modo è anche possibile correggere il tiro e decidere di accettare o meno il voto di un esame.

Come fare allora? Non appena hai dato 2/3 esami, calcoli la media ponderata. Segui qui sotto le indicazioni per calcolarla:

  • moltiplica il voto di ogni esame per i crediti assegnati
  • somma i risultati ottenuti
  • dividi il risultato della somma per il numero totale di crediti

Ecco a te un esempio. Immaginiamo che tu sia iscritto al primo anno di economia triennale e abbia dato gli esami qui sotto:

  • economia aziendale: 9 crediti con voto 26
  • statistica: 9 crediti con voto 28
  • diritto pubblico: 9 crediti con voto 29

economia aziendale

  • voto 26 X crediti 9 = 234

statistica

  • voto 28 x crediti 9 = 252

diritto pubblico

  • voto 29 X crediti 9 = 261

somma dei voti

  • 234+252+261= 747

somma dei crediti

  • 9+9+9 = 27

media

  • 747:27 = 27,6

Con una media di 27,6 è giusto valutare i voti di un esame. Per laurearsi in tempo e con voti alti, infatti, potresti pensare di rifiutare un 20. Se dessi, ad esempio, storia economica da 9 crediti e prendessi 20, la tua media scenderebbe a 25,75. In questo caso, ripetere l’esame sarebbe un’opzione da considerare.

Se, invece, si trattasse dell’esame di scienze delle finanze da 6 crediti, la media sarebbe 26,27. Si è sicuramente abbassata, ma potresti anche pensare di accettare e provare a fare meglio con l’esame successivo, in modo da non perdere tempo prezioso. Come vedi conoscere passo passo la media è fondamentale per fare le scelte giuste.

Valuta le tue capacità

Ottenere una laurea non è una cosa semplice. Per riuscire senza intoppi devi fermarti un attimo a riflettere e fare un esame di coscienza.

Esistono alcuni aspetti da prendere in considerazione con calma: ci sono materie che pensi più ostiche per te rispetto ad altre? Ci sono impegni extra studio improrogabili? Durante le superiori non hai mai adottato alcun metodo di studio? Ci sono periodi dell’anno in cui ti è difficile studiare, come l’estate? Tendi sempre a procrastinare?

Valutare tutti questi elementi ti permette di costruire una strategia di studio su misura per le tue esigenze. Se sai che in estate studi poco e malvolentieri, non rimandare gli esami alla sessione autunnale o quantomeno non quelli più complessi. Lascia per il periodo estivo gli esami più semplici e con meno crediti. In questo modo avrai maggiori chance di dare gli esami e superarli.

In caso di intoppi più attinenti all’area personale, invece, puoi cercare un rimedio prima di farti intrappolare. Sei uno che tende sempre a rimandare? Allora, devi organizzare un piano di studio rigido, suddividendo il lavoro giorno per giorno. Non solo, sarebbe bene anche usare delle applicazioni che tengano conto dei tuoi progressi. Il programma di studio ben strutturato, infatti, ti consente anche di inserire pause e giorni di riposo. Questi ultimi sono fondamentali per una persona che tende a procrastinare.

Non trasformare un esame fallito in uno scoglio insuperabile

L’ultimo consiglio della nostra guida riguarda il fallimento. A tutti gli studenti universitari capita prima o poi di essere bocciati a un esame. Purtroppo, la bocciatura può trasformarsi in qualcosa di insormontabile e rallentare/interrompere il percorso di studi.

Un esame fallito, infatti, porta con sé frustrazione, imbarazzo e inadeguatezza. Non solo, rende molto difficile lo studio. Si tratta di testi e appunti già studiati e ripassati e assumere un atteggiamento positivo è più faticoso. Cosa fare in questi casi per raggiungere il tuo obiettivo? Ecco a te, qualche suggerimento utile:

  • prenditi una pausa. Rimettersi subito a studiare dopo poco tempo è controproducente. Devi far passare del tempo tra l’esame fallito e il nuovo tentativo di preparazione. In questo modo hai la possibilità di rielaborare e ridimensionare l’accaduto e di studiare con più lena.
  • analizza il fallimento. Per studiare e superare l’esame devi prima di tutto capire cosa è andato storto. È importante individuare la falla per poterla riparare. Ripassa mentalmente il tuo approccio e concentrati sull’esame: non hai approfondito come avresti dovuto? Ti sei reso conto di non aver capito bene qualcosa durante l’esposizione orale? Ti sei fatto prendere dall’ansia una volta seduto davanti al professore? Dopo aver tirato le somme, puoi panificare un nuovo programma di studio che tenga conto degli aspetti su cui hai riflettuto. Usa l’esame fallito come una sorta di test. Consideralo come una prova che ti indica la strada giusta da percorrere per non incappare nello stesso risultato negativo.
  • studia non ripassare. Per superare un esame già fallito in precedenza non puoi leggere/ripassare passivamente il materiale. Hai il vantaggio di non dover iniziare da zero, ma non puoi neppure dare per scontate le cose. Il classico atteggiamento “questo l’ho capito, vado avanti” non ti aiuterà. Studia con maggiore consapevolezza alla luce dell’analisi del fallimento prodottosi e vedrai che la preparazione avverrà in meno tempo e con maggiore profitto.
  • non vergognarti. Cerca di non pensare alla brutta figura che hai fatto con il professore e soprattutto cerca di non preoccuparti di aver deluso nessuno. È un intoppo momentaneo risolvibile. Il senso di vergogna è solo una tua reazione emotiva personale. Prova a tenerlo sotto controllo per evitare che influenzi negativamente anche la nuova prova.
  • preparati in coppia/gruppo. Può essere utile anche studiare in due o in più persone. La presenza di un collega non è solo stimolante, ma ha anche la positività di riuscire a colmare quelle lacune che hai individuato nella tua preparazione. In questo modo supererai con successo il tuo esame.

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Perché iscriversi a un Master dopo la laurea in comunicazione?

Ti sei laureato, il mondo del lavoro ti spaventa e ti stai ponendo la domanda: perché iscriversi a un master dopo la laurea in comunicazione? I master sono dei percorsi di specializzazione molto utili per aumentare il proprio grado di professionalità e, di conseguenza, le proprie chance di trovare facilmente lavoro. Scopriamo insieme tutti i motivi per cui vale la pena scegliere un master alla fine del proprio percorso universitario.

Master laurea comunicazione: info generali

Prima di rispondere alla domanda “perché iscriversi a un master dopo la laurea in comunicazione?”, ti proponiamo una piccola panoramica sul funzionamento di questi corsi.

I master universitari sono stati introdotti con la riforma universitaria del 2001 e sono accessibili a tutti gli studenti in possesso di una laurea. Si suddividono in:

  • master di I livello per studenti con la laurea triennale
  • master di II livello per studenti con la laurea magistrale

Le attività formative dei master sono quantificate in crediti. Di solito, sono previsti 60 crediti. Come sicuramente sai, ogni credito prevede 25 ore di lavoro complessivo. I programmi, tra l’altro, includono attività didattica e stage per circa un anno accademico. Gli studenti, inoltre, sono tenuti a sostenere delle prove e a presentare una tesi finale per ottenere il diploma di master.

Master  pre experience e post experience

Esiste un’ulteriore suddivisione tra i master, che dipende dalle esperienze lavorative degli iscritti. Ci sono cioè corsi pre experience e post experience. I primi sono destinati a quegli studenti che si iscrivono subito dopo la laurea, senza aver mai lavorato. I master post experience, invece, sono rivolti a chi ha già lavorato per un certo periodo e decide di tornare all’università per specializzarsi. Per iscriversi a un master, dunque, non ci sono, limiti dal punto di vista del tempo. Tutto dipende dal proprio percorso personale.

5 buoni motivi per iscriversi a un master in comunicazione

Quando si parla di comunicazione ci si riferisce a un ambito molto vasto, che si è ulteriormente ampliato con l’avvento del digitale. Questo significa che sono sorte tante nuove figure, tutte dotate di una professionalità specifica. Fino agli anni ’90, per esempio, non esisteva una figura impegnata nella redazione di testi per i motori di ricerca (SEO writer).

Per capire perché è necessaria una specializzazione specifica, ti basta anche solo pensare ai diversi sbocchi professionali a cui può aspirare un laureato in comunicazione:

  • giornalista
  • redattore web, content writer, content manager
  • esperto di web marketing
  • redattore pubblicitario (copywriter)
  • social media manager
  • organizzatore di eventi
  • responsabile ufficio stampa
  • addetto alle pubbliche relazioni

Ognuna di queste professioni necessita di una formazione mirata. I percorsi di laurea in comunicazione forniscono una prima preparazione, che devi approfondire così da avere le competenze richieste dal ruolo lavorativo a cui aspiri.

Hai conseguito, per esempio, la laurea magistrale in comunicazione digitale (LM-19), ma hai capito di voler lavorare nelle risorse umane? Unicusano ti propone un master in human resource che ti consente di colmare le tue lacune, in modo da trovare lavoro nell’area HR di imprese e organizzazioni. Il programma, infatti, include materie come psicologia del lavoro, valutazione delle risorse umane, pianificazione e progettazione degli interventi di formazione e così via. Si tratta di esami assenti dal piano di studi di una laurea in comunicazione.

1 – Maggiore professionalizzazione

La prima risposta alla domanda “perché iscriversi a un master dopo la laurea in comunicazione?” è la seguente: ti prepari a svolgere una professione specifica.

La didattica di un master è mirata al mondo del lavoro e a un ruolo professionale in particolare. Vuoi fare il giornalista? Segui un master di giornalismo. Ti piacerebbe lavorare come addetto all’ufficio stampa di un ente pubblico? Ti iscrivi a un master in comunicazione nella pubblica amministrazione.

Spesso, inoltre, i corsi sono tenuti da professionisti come giornalisti, addetti stampa, pubblicitari e così via. La presenza di questi docenti dà ai corsi un taglio più orientato verso il mondo del lavoro. Si tratta, tra l’altro, di professionisti che portano con loro un’esperienza concreta, molto importante per imparare a conoscere l’ambiente lavorativo fuori dalle aule.

2 – Valorizzazione del curriculum

I titoli di studio sono un aspetto importante del tuo curriculum. Non a caso, i reclutatori li valutano sempre con attenzione. La presenza di un master rende senza dubbio più appetibile un CV.

Secondo i dati diffusi da Almalaurea, ogni anno si affacciano al mondo del lavoro circa 300 mila laureati. Ebbene, solo 50 mila decidono di frequentare un master. Si tratta cioè di meno di 2 laureati su 10. Questo significa che il diploma di master è un titolo particolarmente valorizzante, soprattutto perché la maggior parte dei laureati non lo possiede.

3 – Lavori più qualificati e meglio retribuiti

Il terzo motivo che risponde alla domanda “perché iscriversi a un master dopo la laurea in comunicazione?” è il tipo di lavoro a cui hai accesso. La specializzazione conseguita ti consente di aspirare a ruoli più qualificati, per i quali hai le competenze necessarie che altri non possiedono. Non solo, posizioni lavorative migliori si traducono in stipendi più alti e in contratti più vantaggiosi.

4 – Ingresso nel mondo del lavoro più veloce

I master ti aiutano a trovare un’occupazione in tempi più ridotti. Molti corsi, inoltre, prevedono la formula dello stage. Avere un’esperienza di lavoro durante la frequentazione è indubbiamente un vantaggio, perché ti aiuta a metterti alla prova e, allo stesso tempo, ad acquisire dei contatti che possono rivelarsi molto utili per la tua collocazione lavorativa.

Prima di scegliere a quale master iscriverti verifica online i tassi occupazionali post corso. Almalaura, infatti, ha raccolto numerosi dati per verificare la velocità di ingresso nel mondo del lavoro dopo un master. 

Il Sole 24 ore, per esempio, ti permette di fare una ricerca tra i master attivi in tutta Italia e di verificarne l’efficacia in base ai dati forniti dagli studenti. In questo modo scegli il corso sulla scorta non solo dei tuoi interessi, ma anche delle reali opzioni lavorative offerte.

5 – Individuazione della dimensione professionale giusta

Capire cosa si vuole fare da grandi è il primo passo per entrare più facilmente nel mondo del lavoro. I tanti sbocchi lavorativi di una laurea in comunicazione possono essere davvero spiazzanti. Si termina il percorso e ci si ritrova in difficoltà. Il master è un modo per mettere ordine tra le idee e i sogni, evitando di accettare il primo lavoro che capita dopo mesi di colloqui infruttuosi.

La scelta di un master, infatti, impone anche la scelta di una professione. Se ti iscrivi al master in digital marketing, per esempio, hai deciso di lavorare in ambito digitale e ti occuparti di pubblicità. Questi corsi sono senza dubbio un’opportunità per fare esattamente il lavoro che ti piace e per il quale avrai tutte le carte in regola.

Se hai trovato già lavoro ma ti sei accorto che non ti soddisfa per nulla, l’iscrizione a un master può essere un’ottima via d’uscita. La formula e-learning proposta da Unicusano ti consente, tra l’altro, di continuare a lavorare. Grazie alle lezioni a distanza studi e lavori contemporaneamente. Non devi, infatti, recarti in ateneo per seguire le lezioni e puoi accedere alla piattaforma con i video dei docenti in qualsiasi momento. In questo modo conseguirai un titolo che ti permette di lasciare il lavoro insoddisfacente con un ottimo paracadute. Non fai cioè un salto nel buio, abbandonando un posto sicuro, perché avrai acquisito tutte le competenze per inseguire i tuoi sogni professionali. 

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Come affrontare il primo esame in psicologia?

Ti sei appena iscritto all’università e hai bisogno di qualche consiglio su come affrontare il primo esame in psicologia? Il primo anno è sempre pieno di incertezze. Modalità di insegnamento nuova, materie diverse, insegnanti sconosciuti: le incognite sono tante e si concentrano tutte sulla prima prova. Devi imparare e rompere il ghiaccio con gli esami universitari e un piccolo aiuto non guasta mai.

Qui sotto, trovi una guida pensata per tutti gli studenti iscritti alla facoltà di psicologia Unicusano e non solo. Mettiti comodo e leggi i suggerimenti.

Primo esame del corso di psicologia: in cosa consiste

Se sei iscritto alla laurea triennale in psicologia, il primo anno dovrai affrontare i seguenti esami:

  • psicologia generale
  • psicologia dello sviluppo
  • psicometria
  • sociologia generale

Il primo esame è quello di psicologia generale, che include un programma abbastanza vasto. Questa materia, infatti, è incentrata sulle principali teorie psicologiche e sui metodi di indagine clinica e ricerca psicologica. Di solito, tra l’altro, prevede una parte scritta e una orale. Per affrontare bene un esame senza farti assalire dall’ansia, devi sapere esattamente in cosa consiste. Dovrai cioè sapere come si svolgerà la prova prima ancora di iniziare a studiare. Questo significa che dovrai porti delle domande come quelle qui di seguito:

Prova scritta

  • le domande sono aperte? Si tratta di un test a crocette?
  • quante domande sono previste?
  • qual è il punteggio per ogni risposta corretta?
  • quanto tempo viene concesso per concludere il test?

Prova orale

  • da quante domande è composta?
  • qual è il punteggio?
  • quali elementi valuta il professore per attribuire il voto?

Come affrontare il primo esame in psicologia: trova il tuo metodo

Dopo aver appurato in cosa consiste l’esame, devi scegliere un metodo di studio personale. All’università è importante partire con il piede giusto e studiare in funzione della prova da sostenere. Non ti stai preparando per un’interrogazione alle superiori e, di conseguenza, hai bisogno di studiare in maniera diversa.

Ogni studente ha la propria modalità, ma ci sono delle regole generali valide per tutti:

  • organizza un calendario suddividendo il materiale giorno per giorno
  • riordina gli appunti alla fine di ogni lezione o prima di quella successiva
  • metti alla prova la tua preparazione con simulazioni e test

Hai scoperto che l’esame prevede un test scritto? Ebbene, procurati le domande delle sessioni precedenti e prova a rispondere. In questo modo prendi dimestichezza con il test e scopri anche quali sono le domande e gli argomenti più frequenti.

Sono disponibili tante risorse, anche online, sui quesiti posti più spesso. Qui sotto trovi, per esempio, una piccola lista:

  • cos’è l’apprendimento?
  • quali sono le tre tipologie di memorie teorizzate da Atkinson e Shiffrin?
  • qual è l’oggetto di studio della psicologia?
  • com’è intesa la percezione a livello psicologico?
  • da cosa sono motivati i comportamenti?
  • cosa si intende con adattamento selettivo?
  • chi fu il primo studioso a parlare di istinti?

Come hai capito, devi individuare una modalità strategica per studiare in modo da risparmiare tempo ed essere preparato su tutto il programma.

Crea un gruppo di studio

La difficoltà vera del primo esame in psicologia è l’assenza di prove di confronto. Non hai mai sostenuto prima un esame universitario e non sai se sarai troppo teso, se riuscirai a mettere a frutto le conoscenze acquisite, se ti sentirai in soggezione davanti a professori e assistenti e così via.

In questo caso condividere paure e timori con i tuoi colleghi può essere davvero utile. Ti consigliamo cioè di creare un gruppo di studio. Per sfruttare al massimo questa opzione sarebbe bene usare i compagni per uno studio strategico. In cosa consiste? Organizza una scaletta con tot capitoli a incontro e preparati prima. Durante le sessioni, scambiatevi i ruoli, ricoprendo alternativamente quello del professore e quello dello studente. In questo modo, individuerai meglio gli argomenti che padroneggi e quelli in cui hai delle lacune. Potrai persino farti aiutare da un collega in caso di argomenti ostici che non sei riuscito a capire con lo studio solitario. Grazie al gruppo acquisirai la sicurezza necessaria per affrontare con calma il tuo esame.

Primo esame: non allarmarti per un po’ d’ansia

Stai per dare il primo esame in psicologia della tua carriera universitaria e essere un tantino ansiosi è normale. L’ansia non è necessariamente un nemico. Se è presente in livelli moderati funge da stimolo, perché induce a concentrarsi e a dare il meglio di sé per superare una prova.

Non sei ancora uno psicologo ed è quasi fisiologico allarmarsi, ma devi imparare a gestire gli stati ansiosi e a usarli a tuo vantaggio. È un ottimo esercizio anche in funzione della professione che andrai a svolgere.

C’è un trucco, però, che ti può essere d’aiuto: le tecniche di rilassamento. Se l’ansia ti assale mentre studi, prova a concentrarti sulla respirazione. Mettiti in una posizione comoda con la schiena dritta e i piedi ben piantati a terra e focalizzati sul tuo respiro.

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Quali sono le opinioni su Unicusano?

Come fare la scelta universitaria giusta? Affidandosi alle recensioni Unicusano, vale a dire al resoconto di studenti ed ex studenti che hanno frequentato o frequentano l’università. Il digitale ti ha sicuramente abituato a leggere i feedback degli altri utenti quando scegli un ristorante, acquisti un paio di scarpe o prenoti un albergo. Perché allora non leggere le opinioni degli altri studenti per valutare un corso universitario? Qui sotto un approfondimento sullUniversità Nicolò Cusano attraverso i giudizi dei suoi studenti.

Recensioni Unicusano: panoramica sull’università telematica

Unicusano ha messo a punto una formula didattica che agevola la formazione anche per gli studenti-lavoratori. Tutti i corsi si tengono a distanza con le video lezioni dei docenti disponibili sulla piattaforma e-learning dell’università.

La proposta universitaria include corsi triennali e magistrali e numerosi master di I e II livello. Le lauree appartengono alle seguenti aree didattiche:

  • economica
  • giuridica
  • ingegneristica
  • politologica
  • psicologica
  • letterario-comunicativa
  • psicologica
  • sociologica

La laurea conseguita presso Unicusano ha la stessa validità legale dei titoli rilasciati dalle università non telematiche. Vuoi laurearti per poter partecipare a un concorso pubblico? Nessun problema, Unicusano è riconosciuta dal MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) grazie a un decreto legislativo promulgato il 17 aprile del 2003.

Recensioni Unicusano studenti

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Opinioni Unicusano: feedback sulla formazione a distanza

Uno dei dubbi più frequenti tra i possibili nuovi iscritti riguarda la formazione e-learning. Probabilmente, ti starai ponendo anche tu qualche domanda sul funzionamento delle università telematiche. Se ti chiedi: la piattaforma è semplice da usare? Le video lezioni sono facilmente fruibili? Riuscirò a concentrarmi e a capire tutte le nozioni pur non essendo in un’aula con il professore davanti a me?

Le recensioni Unicusano degli altri studenti rivelano che la piattaforma è facile da utilizzare e che le video lezioni sono complete e molto utili alla comprensione delle materie. Tanti sottolineano, infatti, la possibilità di ascoltare e riascoltare le lezioni, soffermandosi sui passaggi più complessi. Si tratta indubbiamente di un vantaggio che serve a fugare qualsiasi dubbio:

La piattaforma dove seguire le lezioni è veramente ben fatta, ho la possibilità di vedere le lezioni quando voglio e di scaricare le dispense e tutti gli altri materiali.

Recensioni Unicusano scuola-lavoro: si riesce a conciliare tutto?

Se lavori e hai deciso di riprendere gli studi, starai valutando l’università telematica per poter conciliare tutti i tuoi impegni. Ebbene, i feedback degli studenti possono sicuramente rassicurarti su questo aspetto. È davvero possibile lavorare e studiare contemporaneamente, perché non devi recarti in ateneo per le lezioni e non perdi ore dietro a tutte le incombenze burocratiche.

Unicusano ha snellito le procedure e reso più agevoli gli iter amministrativi.Le lezioni, inoltre, sono accessibili in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo, persino da un cellulare mentre sei in treno e stai raggiungendo il tuo ufficio o mentre sei in pausa pranzo e hai un’oretta per ascoltare una lezione:

La possibilità di svolgere gli esami in qualsiasi sede in Italia (learning center), è stata una delle motivazioni che mi hanno fatto propendere per scegliere questa ottima università telematica, studio e lavoro contemporaneamente e così riesco a non restare indietro con le sessioni d’esame.

Feedback sui docenti: sono competenti?

Purtroppo, il corpo docente delle università telematiche è vittima di un pregiudizio. È opinione comune, infatti, che non sia composto da professori illustri come quelli delle università non telematiche.

In realtà, si tratta di professori con ottimi curriculum. Unicusano, tra l’altro, ti dà la possibilità di visionare i curriculum dei professori prima di iscriverti. Ti basta semplicemente cliccare sul corso e poi sul nome del professore. Le recensioni Unicusano sul corpo docente comunque sono tutte molto rassicuranti. Tanti sottolineano l’estrema disponibilità sia dei professori che dei tutor:

Professori sempre presenti, disponibili ad aiutarti e veloci nelle risposte.

 

I professori sono disponibilissimi e rispondono sempre in tempi veloci, anche la segreteria è sempre pronta a risolvere ogni problematica.

 

La consiglio assolutamente a tutti, c’è la possibilità anche di avere un proprio tutor che ti segue durante tutto il percorso universitario.

Recensioni Unicusano: la laurea ti aiuta a inserirti nel mondo del lavoro?

Vuoi iscriverti, ma ti assale un dubbio: mi aiuterà davvero a cogliere più facilmente le opportunità del mondo del lavoro? Unicusano ha costruito i suoi corsi guardando alle continue evoluzioni del lavoro. Programmi e facoltà sono job oriented, grazie anche a un dialogo costante con le realtà produttive locali. Non solo, potrai usufruire della formula “Stage & Job Opportunities” e avere un primo approccio con il lavoro mentre stai completando il tuo percorso di studi.

Questa apertura verso le richieste del mondo del lavoro è uno degli aspetti più apprezzati nelle recensioni Unicusano degli ex studenti.

Unicusano fornisce la possibilità di potersi concentrare anche su altri progetti allo stesso tempo… concedendoti una maggiore tranquillità e libertà di poter affrontare concorsi in ambito lavorativo.

 

Sbocchi lavorativi reali: noi della facoltà di ingegneria abbiamo un laboratorio a disposizione veramente fornito e all’avanguardia con materiali super moderni.

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Quali sono le discipline vicine a criminologia?

Sei affascinato dal mondo delle investigazioni e ti interessa capire le discipline della criminologia? Se sogni un futuro da criminologo, devi approfondire quali sono le materie di studio di questa figura professionale.

Da oggi puoi seguire un master di criminologia a Crotone che ti prepara a intraprendere questa carriera. Come avrai capito, per l’iscrizione ai master è necessario conseguire prima un titolo di studio universitario triennale o magistrale in discipline giuridiche o psicologiche.

Criminologia: scienza multidisciplinare

La criminologia è una scienza multidisciplinare. Il fenomeno criminale, infatti, viene analizzato con l’aiuto di diverse discipline forensi e non solo. Il criminologo cioè studia il reato e ne ricerca le cause allargando il suo campo di indagine all’autore del reato, alla reazione sociale derivante dal crimine, ai fattori ambientali, alle vittime del reato e così via.

Per questo motivo le discipline della criminologia si possono distinguere in due macro insiemi. Al primo gruppo appartengono tutte le branche che affrontano il crimine vero e proprio, mentre al secondo appartengono quelle scienze che studiano il reato in correlazione all’aspetto sociologico, psicologico e giuridico.

Per quanto riguarda il diritto, la criminologia prevede conoscenze di diritto civile e penale. Il criminologo padroneggia cioè nozioni inerenti il funzionamento del sistema giudiziario e del processo penale e civile:

  • il reato
  • la capacità di intendere e di volere
  • la testimonianza
  • l’illecito civile
  • l’incapacità legale e naturale

Discipline criminologia: materie in ambito psicologico

Chiaramente, la criminologia ha molto a che vedere con gli studi psicologici:

  • psicologia clinica forense
  • neuropsicologia forense
  • strumenti della ricerca psico-forense
  • psicologia della testimonianza

La psicologia clinica forense, per esempio, è la disciplina che si occupa della valutazione degli individui coinvolti in atti criminali. Si tratta cioè di una materia che fornisce gli strumenti e i metodi per studiare la psicologia di assassini e criminali.

Psicologia della testimonianza: un piccolo approfondimento

Una branca come la psicologia della testimonianza ha una grande rilevanza in ambito penale.Un testimone non racconta i fatti cui ha assistito in maniera asettica. Il ricordo è influenzato dalla personalità del teste e da una serie di aspetti che possono alterare la testimonianza. Il racconto cioè potrebbe risentire degli effetti traumatici dell’evento o essere influenzato dalla paura di possibili ripercussioni. Una materia come la psicologia della testimonianza serve a comprendere i meccanismi alla base del racconto di un testimone.

Tra gli elementi in grado di condizionare il ricordo ci sono, per esempio, quelli derivanti dalla situazione stessa in cui la persona si è trovata:

  • distanza dall’evento. Se il testimone è lontano, infatti, può avere difficoltà a percepire i dettagli
  • durata dell’osservazione. La testimonianza sarà più o meno accurata a seconda del tempo di osservazione del crimine
  • condizioni di luce. Le variazioni di illuminazione possono provocare ricordi distorti riguardo la percezione dei colori

Per far sì che il ricordo dei testimoni non sia influenzato da questi e altri fattori, la psicologia della testimonianza ha sviluppato la cosiddetta intervista cognitiva. Si tratta di un modello che serve a ottenere un racconto il più vicino possibile alla realtà. Si utilizzano, per esempio, domande aperte al posto di quelle chiuse. In questo modo il testimone non viene condizionato e ha la possibilità di parlare a ruota libera e di sfogarsi.

Discipline criminologia: materie in ambito sociologico

Un esperto in criminologia non studia solo materie dell’ambito psicologico, ma anche quelle di ambito sociologico. Di solito, il programma di studio di un master specialistico:

  • sociologia della devianza e della criminalità
  • sociologia della violenza
  • sociologia dei fenomeni eversivi e mafiosi
  • sociologia penitenziaria
  • sociologia del diritto

Sociologia della devianza e della criminalità, ad esempio, si occupa di analizzare i comportamenti devianti e criminali in ambito sociale e di rintracciarne le cause.

Un bravo criminologo, infatti, è in grado di inquadrare il reato in una cornice più vasta che include anche gli aspetti sociali. Ecco perché deve avere una conoscenza approfondita di branche come la sociologia del diritto. Questa disciplina analizza il diritto in correlazione alla società in cui viene applicato. Cosa significa? Indaga, ad esempio, sull’efficacia della legge come strumento di controllo sociale, analizza l’opinione delle persone in relazione alla legge e si sofferma sull’interazione tra il sistema giuridico e gli altri sistemi sociali. In altre parole questa materia studia il diritto come se fosse un fenomeno sociale, ponendosi domande sull’impatto della legge, sui rapporti tra le norme giuridiche e le idee e i valori condivisi dalla collettività e così via.

Vittimologia: studio delle vittime di reato

Tra le discipline di criminologia c’è anche la vittimologia, vale a dire la materia che studia la relazione esistente tra la vittima e l’autore del reato.

Questa disciplina analizza cioè la vittima dal punto di vista biologico, psicologico, morale, sociale e culturale. Non solo, indaga anche sulle relazioni esistente tra chi subisce e chi commette un reato e si concentra sul ruolo che la vittima ha rivestito nella generazione del crimine. Si tratta di una materia relativamente recente che ha messo in luce la figura del soggetto del reato, a cui non attribuisce sempre e solo un ruolo passivo.

Secondo gli studiosi di vittimologia cioè esistono delle caratteristiche personali che, in determinate circostanze, possono essere causa del precipitare degli eventi. Come puoi dedurre dalla definizione, questa materia ha molto a che vedere con la criminologia. 

Stilometria: la disciplina incentrata su verità e menzogne

Un’altra interessante disciplina della criminologia è la stilometria o studio del linguaggio. In cosa consiste? Quando una persona scrive o parla tende a usare sempre alcuni termini o a esprimersi con una precisa struttura sintattica. 

La stilometria applicata alla criminologia serve proprio a individuare tutte queste caratteristiche ricorrenti del linguaggio, che vanno considerate come possibili spie di verità o di menzogna. Oggi, tra l’altro, questo tipo di ricerca è facilitata dalle tecniche computazionali. Si utilizza cioè un computer che raccoglie automaticamente i dati e li compara grazie all’intelligenza artificiale.

In Italia, per esempio, è stata condotta una ricerca che ha analizzato numerose trascrizioni di testimonianze rese nel corso di procedimenti penali.

Grazie alle analisi stilometriche è stato possibile etichettare come vere, false o incerte le dichiarazioni dei soggetti coinvolti. Grazie a questa disciplina sono state cioè rintracciate le caratteristiche comuni delle dichiarazioni degli imputati. In particolare, le risposte false sono risultate caratterizzate da:

  • abbondanza di negazioni
  • uso più frequente di termini che richiamano emozioni negative rispetto a quelli riguardanti emozioni positive
  • abbondanza di verbi come penso, mi sembra, mi pare

Criminal profiling: analisi dei crimini seriali

La criminologia si occupa anche di crimini seriali e in questo ambito rientra il criminal profiling. Si tratta di una delle discipline di criminologia più interessanti e conosciute, salita alla ribalta grazie alle tante serie televisive americane con protagonisti esperti di profilazione.

Questa disciplina fornisce tutti gli strumenti per diventare esperti nella costruzione del profilo dell’autore di crimini reiterati. Il campo di applicazione riguarda cioè i serial killer, i pedofili, i piromani e così via. Le tecniche utilizzate partono sempre da una fase detta profiling imput, vale a dire dalla raccolta delle informazioni provenienti dalla scena del crimine.

Dopodiché il profiler analizza e organizza le informazioni per poter ricostruire il comportamento del criminale. In questa fase, per esempio, sono molto importanti le nozioni di vittimologia perché bisogna prestare grande attenzione all’interazione tra vittima e carnefice. Tutto lo studio preliminare serve a elaborare un profilo che di solito contiene le seguenti informazioni:

  • sesso, età e razza
  • stato civile
  • lavoro
  • valori e credenze

Credits immagine: DepositPhoto.com/Lucadp

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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